La verifica dell’età è una truffa
26-06-2026
E noi ci stiamo cascando
LIBERTÀ
26-06-2026
E noi ci stiamo cascando
Il mantra è sempre lo stesso: "Proteggiamo i bambini". Peccato che, nella pratica, stiamo costruendo un sistema di sorveglianza di massa che non ferma nessun ragazzino determinato, ma mette a rischio tutti gli altri.
Ecco i 5 punti che dimostrano perché questa infrastruttura è un disastro annunciato.
In Australia il divieto ai social per i minori di 16 anni è stato un flop totale: 7 ragazzi su 10 hanno continuato a usare le piattaforme come se nulla fosse. Ma le aziende, per non prendere multe, hanno iniziato a raccogliere selfie e passaporti a raffica. Il risultato? Il governo stesso ammette che i fornitori raccolgono più dati del necessario "per sicurezza" (loro, non tua). E puntualmente, i dati finiscono in rete: 70.000 australiani si sono ritrovati con documenti e fatturazioni pubblicati online dopo un breach su un'app di terze parti. Più dati = più superficie d'attacco. Punto.
Nel Regno Unito, Apple ha introdotto la verifica dell'età a livello di sistema operativo. Se non carichi un documento, il tuo iPhone da 1000 euro si trasforma in un mattone per bambini (contenuti sfocati, app bloccate). La follia? Quei controlli esistono già da anni nelle Impostazioni. Un genitore può bloccarle con un codice PIN senza bisogno di dare i documenti ad Apple. Ma invece di promuovere gli strumenti locali, si preferisce obbligare tutti a identificarsi. Perché? Perché il controllo generalizzato è più redditizio della responsabilità genitoriale.
L'AGCOM impone la verifica con documenti veri (SPID non va bene perché non tutela l'anonimato, quindi servono banca o carta d'identità). L'app europea per l'età, sulla carta, è figa e minimizza i dati. Nella realtà:
Il Garante italiano ha multato Replika per 5 milioni. Il sistema di verifica era una bucacce: bastava cambiare la data di nascita dopo la registrazione, e il "cooling off" non funzionava in incognito. Nel frattempo, in UK, per aggirare il riconoscimento facciale, gli utenti hanno puntato la fotocamera sullo schermo di Death Stranding (un videogioco). Il software non ha capito la differenza tra un poligono digitale e un viso umano. Se un sistema di controllo si aggira con un videogioco, non è controllo: è facciata.
I ragazzi che vogliono bypassare il sistema usano VPN, account falsi o prestati. Lo fanno sempre, lo faranno sempre. Il sistema, quindi, non ferma loro. Ferma tutti gli altri.
Le infrastrutture di controllo non si riducono mai. Partono con l'età, poi arriveranno la cittadinanza, la residenza, la fedina penale. E chi avrà il registro di tutte le nostre identità? Non lo Stato, ma Apple e Google, che diventeranno di fatto gli unici gatekeeper dell'identità globale.
Alternative? Sì, esistono. Filtri lato client, regolazione degli algoritmi tossici, design etico delle piattaforme. Ma non vengono implementate perché non raccolgono dati e non costruiscono potere.
Il punto finale: "Proteggere i bambini" è la scusa perfetta per normalizzare il controllo di tutti. Una volta che questa infrastruttura sarà rodata, non la abbatterà nessuno. È una scelta di campo: o la libertà o la sorveglianza travestita da sicurezza.
TL;DR: La verifica dell'età è un sistema che non funziona per lo scopo dichiarato, ma funziona benissimo come strumento di profilazione e limitazione della libertà digitale. State attenti a chi la sponsorizza.